Le
comunità della "terra" di Piancastagnaio
(Piano, Saragiolo, Tre Case, Pietralunga,
Quaranta e Casa del Corto), si distinguono
da sempre per uno spiccato senso pratico ed una grande
capacità di autonomia. Deve essere per la secolare
condizione di castello conteso dall'Abbazia di San
Salvatore, ora agli Aldobrandeschi di Sovana o Santa
Fiora e da questi a quella, o ai senesi, ad Orvieto,
ad altre nobili famiglie.
Nomi illustri si alternano nella storia di Piano e
della sua Rocca, fatta di assedi, prese e riprese,
intrighi, cessioni e testamenti impugnati. Da quelli
spesso nordici degli Abati di San Salvatore, agli
Aldobrandeschi (dal "gran tosco" Guglielmo
a Margherita), dai senesi Salimbeni ai Visconti di
Campiglia d'Orcia, dalla Abbazia romana delle Tre
Fontane ai Caetani, dagli orvietani Monaldeschi agli
Orsini di Pitigliano, da Sforza da Contignola ancora
ai Senesi fino al 1559, data del passaggio ai Medici
e da questi al marchese Bourbon del Monte dal 1601. Questi
i segni che si intrecciano con gli eventi della "storia ufficiale".
Ma
dalle cronache e dai documenti, si evince la saldezza
di una comunità che ha saputo rinforzarsi nel
tempo e rinnovarsi continuamente, adattandosi a mutate
condizioni economiche, politiche, sociali
Gli Statuti sono un esempio di alto
senso civico e morale, in cui si sottolinea un marcato
umanesimo attento alla dignità dell'individuo
e alla correttezza dei rapporti sociali.
Piancastagnaio ha saputo conservare in gran parte
il suo patrimonio di arti, cultura e tradizioni. Questa
modesta pubblicazione vuole essere solo uno stimolo
all'approfondimento ed uno strumento che faciliti
la conoscenza dei tesori della nostra terra.
Un piccolo viaggio, soprattutto alla scoperta del
centro storico, che muova da fuori le mura, come fosse
quello di un moderno pellegrino in arrivo da antichi
sentieri.
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